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29 août

Una Prima Aria (Allegro con Brio)

GIAN GIACOMO CARISSIMI (1605-1674)
 
 
 
VITTORIA, VITTORIA!

Vittoria, mio core!
Non lagrimar più,
È sciolta d'Amore
La vil servitù.

Già l'empia a' tuoi danni
Fra stuolo di sguardi,
Con vezzi bugiardi
Dispose gl'inganni;
Le frode, gli affanni
Non hanno più loco,
Del crudo suo foco
È spento l'ardore!

Da luci ridenti
Non esce più strale,
Che piaga mortale
Nel petto m'avventi:
Nel duol, ne' tormenti
Io più non mi sfaccio
E rotto ogni laccio,
Sparito il timore!


Ed è infine giunto il giorno nel quale la mia venerata insegnante di lirica mi ha concesso il cimento nella prima aria.

Maghestra Antonella, appoggiare è non dover mai dire mi dispiace ^^.

E già che ci siamo, ecco l'aria sublime toccata alla pischella Stella Libera (Mezzosoprano):


Compositore: Christopher Willibald Gluck
Librettista:

Ranieri de’ Calzabigi

ORFEO ED EURIDICE (Atto Terzo, Scena Prima)

Che farò senza Euridice?

Dove andrò senza il mio ben?
Euridice!... Oh dio! Rispondi!
lo son pure il tuo fedel!

Euridice... Ah! non m'avanza

più soccorso, più speranza,
né dal mondo, né dal ciel!

Che farò senza Euridice?

Dove andrò senza il mio ben?

26 août

Un quarto e ultimo passaggio (poi basta con le citazioni, almeno per un po' ^^; )

-Che hai fatto in tutti questi anni, Noodles?-
-Sono andato a letto presto-
 
da "C'era una volta in America" di Sergio Leone
24 août

Un terzo passaggio (minuscolo anch'esso ma pesantissimo)

[...] Aljoscia aveva scelto la vita contraria a quella di tutti gli altri, ma con lo stesso ardente desiderio di compiere un atto eroico immediato. Non appena, dopo serie meditazioni, fu persuaso dell'immortalità e dell'esistenza di Dio, disse naturalmente a sé stesso: "Voglio vivere per l'immortalità e non accetto nessun compromesso intermedio" [...]

da "I fratelli Karamàzov" di Fëdor Mikhailovič Dostoevskij

23 août

Un secondo passaggio (molto piccolo)

Lei vive sola, eccettuato un gatto senza nome.
 
da "Breakfast at Tiffany's" di Truman Capote
 
 
22 août

Un'altra canzone ancora

LE CAMPANE da "Notre Dame de Paris" (Panella - Cocciante)


GRINGOIRE

Non sento più le campane
La cattedrale è muta
Si è ammalato Quasimodo
Forse è un uomo innamorato

FROLLO

E' da tre giorni che
Non suona le campane
Sta soffrendo, è triste
E non ragiona più

FROLLO, GRINGOIRE

Vive e muore l'amore in lui

QUASIMODO

Io suono le campane
I miei amori, le mie amanti
E le vorrei abbracciare
Farle ballare, farle cantare

Se nevica o piove
Se c'è vento o c'è il sole
Io suono le campane
Coi miei tormenti e le mie gioie

Le campane per chi
Nasce e chi se ne va
Di mattina o di giorno o di notte per chi

Prega o piange e per chi
S'alza presto e sta qui
Quando è l'ora per la messa del popolo mio

Per le Palme o perché
E' Natale, e poi c'è
L'Assunzione, Ognissanti, e l'Epifania

Perché l'Angelo andò
A parlare a Maria
Per un anno che è già qua mentre il vecchio va via

E per le processioni
E le celebrazioni
Per la Pasqua e le sue rose e un bel sole per me

Giorno pieno di re
E di felicità
Per la Pentecoste accesa di fiamme di Dio

E per le comunioni
E le confermazioni
Per i santi protettori da tutti dolori

E Domeniche che
Sono piene di sé
Per gli Osanna, gli Alleluia e l'immortalità

Ma quelle che preferisco
Tra queste mie donne di ferro
Sono le tre Marie
Le mie migliori amiche

Maria la più piccolina
Per i bambini seppelliti
Maria, la grande Maria
Che manda in mare i marinai

Ma quando suono la grossa Maria
Per chi si sposa e poi va via
Non resto tanto allegro io
Mi sento triste e morirei

Vedo tutta la gioia
E la felicità
Che nessuna donna mai nei miei occhi vedrà

Io li vedo volare
Su nel cielo e sul mare
E felici come stelle li vedo brillare

Suono io le campane
Kyrie Eleison
Alleluia, Osanna, Dies Irae, Dies Illa

Le campane d'amore
E di festa e dolore
Le campane che non hanno suonato per me

Campane amiche mie
Voglio sentire come mi amate
Suonate e dite che
Vive Esmeralda e vivo anch'io

Per dire al mondo che Quasimodo ama
La sua Esmeralda

21 août

Un sogno. Se il buongiorno si vede dal mattino...

Freud e la la teoria psicoanalitica classica definiscono il sogno come la realizzazione allucinatoria, durante il sonno, di un desiderio inappagato durante la vita diurna.
Il che è dannatamente vero.
Ti sforzi con ogni fibra a controllare la mente ed il ricordo, e sopprimere un anelito impossibile, cagione di discreto tormento.
Ed ecco che in un sogno banale questo si realizza, e tutto il desiderio negato viene liberato perchè i lieti fini esistono, l'impegno paga e certe cose non sono esclusivamente affidate ai capricci del caso.
Triste risveglio (per dirla come Statale 17), resta l'angoscia.
Ma anche un senso di dolcezza, perchè da qualche parte un tenero abbraccio si è davvero consumato.
Ciao, Morfeo. Ti pigliassero le Eumenidi.

Un Secondo Silenzio

E così ecco il Blog che prende forma.
Ormai è qualche giorno che ci lavoro e già credo d'aver attraversato una quantità di fasi diverse nell'approccio ad esso.
Ora come ora lo considero una pagina dove mi sono sfogato con gli argomenti che mi riempivano la testa (si, anche Chuck Norris ^^), un oggetto superfluo e decorativo nel quale sferzare il mio senso estetico e qualche rituale ossessivo. 
Ma ancora una via per comunicare, un incantesimo per il quale dalla consapevole confusione delle informazioni immesse confido emerga un senso compiuto da scoprire, per me e per chi altro legge.
E' un bello strumento che davvero da la possibilità per creare un'opera intellettuale, almeno per chi ci vede questo.
Se Internet è un oceano tempestoso di informazioni in cui tumultuose correnti si frangono con violenza apocalittica, mi piace pensare questa sia una barchetta di carta ben impermeabilizzata con la paraffina (magari quella fatta da Bill Denbrough per il fratellino George) che naviga con una parvenza di rotta e personalità.
E (cominciare le frasi con una congiunzione è errore) è bello buttare giù così i pensieri a ruota libera. Trallallà, trallallà. Ad esempio mi viene in mente l'ultima volta che ho guardato le stelle, ero col mio amico Riccardo (tenore anch'egli); e pensavo alle distanze astronomiche, al flusso del tempo, al sentimento per una ragazza che tramuterò in qualcosa di buono, in termini creativi. Il tenore canta "di quella pira" con i piedi ben piantati, le gambe divaricate ed il pugno chiuso, teso in segno di sfida. Per il resto se ne batte le cugge (genovesemente parlando).
Tutto il resto è silenzio.

La Dama del Graal

Edward Burne Jones - 1857


 

19 août

Un passaggio

[...]

(Ella ha abbandonato del tutto il suo capo su quello di lui e figge ora le labbra sulla bocca di lui in un lungo bacio)

PARSIFAL
(Trasale improvvisamente
con un gesto di fortissimo terrore.
Il suo contegno esprime
un profondo mutamento;
si pone con violenza le mani
sul cuore, come per vincere un dolore
lacerante; infine prorompe):


Amfortas! - -
La ferita! - La ferita!
Brucia sul mio cuore.
Oh! Lamento! Lamento!
Terribile lamento!
Dal più profondo del cuore balza il suo grido.
Oh! - Oh! -
Miserando!
Pieno di strazio!
La ferita ho visto sanguinare, -
ora sanguina in me! -
Qui - qui!
No, no! Non è la ferita.
Fluisca il sangue suo via a torrenti!
Qui! Qui nel cuore l'incendio!
La brama, la tremenda brama,
m'afferra tutti i sensi e li costringe!
Oh! - Tortura dell'amore! -
come tutto freme e trema e spasima -
in desiderio di peccato!...

(Mentre Kundry tra lo spavento
e la meraviglia fissa gli occhi su Parsifal,
questi passa al colmo dell'esaltazione)
(con orrore, sommessamente)


Cupo il mio sguardo sulla coppa salutifera si fissa: -
il santo sangue s'infoca: -
gioia redentrice, divinamente mite,
per gli animi tutti, quanti sono, palpita;
soltanto qui - nel cuore, non vuole il tormento cedere.
Il lamento del Salvatore, ecco io intendo,
il lamento, ah! il lamento,
per lo sconsacrato santuario:
"Liberami, salvami,
dalle mani macchiate dal peccato!"
Così suonò quel divino lamento,
dentro l'anima mia, alto e tremendo.
Ed io - folle, o vile?
Via me ne fuggii alle selvagge gesta d'un fanciullo!

(Si getta disperatamente
in ginocchio)


Redentore! Salvatore! Signore di clemenza!
Come espierò mai, peccatore, la mia colpa?  [...]

Parsifal, di Richard Wagner. Secondo Atto.
 
 
 
[...] Subdolamente, la donna gli offre il suo amore al posto di quello della madre, e lo bacia sulla bocca; con un sobbalzo, Parsifal si divincola da quella stretta sensuale e sente bruciare sul proprio corpo la ferita di Amfortas, provocata da una seduzione simile. In lui rivive il dolore del re, la scena del suo tormento di fronte alla sacra coppa: la forza demoniaca del bacio di Kundry gli ha aperto finalmente gli occhi e la mente, e attraverso la compassione egli è divenuto sapiente (“Amfortas! Die Wunde! die Wunde!”). S’inginocchia e invoca il Redentore, assumendo su di sé la colpa di Amfortas. Così rivive la caduta del re, la sua seduzione, e trova la forza di respingere Kundry, la corruttrice, che cerca di giustificarsi con lui narrandogli la propria maledizione, iniziata nel tempo lontano in cui osò deridere Cristo mentre saliva al calvario. [...]
 
Dal "Dizionario dell'Opera", analisi del Parsifal, di Richard Wagner. Secondo Atto.
18 août

Un'altra canzone

NORWEGIAN WOOD (Beatles)

 

I once had a girl or should I say she once had me

 

Una volta avevo una ragazza, o forse è meglio dire che lei aveva me

She showed me her room isn't it good Norwegian wood

mi mostrò la sua stanza (e disse) “Non è bello? E’ legno norvegese.”

She asked me to stay and she told me to sit anywhere

mi chiese di restare e mi disse di sedermi dove volevo

But I looked around and I noticed there wasn't a chair

ma guardai in giro e notai che non c’era neanche una sedia

I sat on a rug biding my time drinking her wine

mi sedetti su una coperta, aspettando il mio momento, bevendo il suo vino

We talked until two and  then she said it's time for bed

parlammo fino alle due di notte e poi lei disse “E' ora di andare a letto”

She told me she worked in the morning and started to laugh

mi disse che andava a lavorare di mattina ed iniziò a ridere

I told her I didn't and crawled off to sleep in the bath

le dissi “ Io no”, e sgattaiolai a dormire in bagno

And when I awoke I was alone this bird had flown

e quando mi svegliai ero solo, quest’uccello era volato via

So I lit a fire isn't it good, Norwegian wood.

Così accesi un fuoco, non è bello? E’ legno norvegese.

Una canzone

CANZONE QUASI D'AMORE (Francesco Guccini)
 
Non starò più a cercare parole che non trovo
per dirti cose vecchie con il vestito nuovo,
per raccontarti il vuoto che, al solito, ho di dentro
e partorire il topo vivendo sui ricordi, giocando coi miei giorni, col tempo...

O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
o che per le mie navi son quasi chiusi i porti;
io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi,
non voglio menar vanto di me o della mia vita costretta come dita dei piedi...

Queste cose le sai perchè siam tutti uguali
e moriamo ogni giorno dei medesimi mali,
perchè siam tutti soli ed è nostro destino
tentare goffi voli d' azione o di parola,
volando come vola il tacchino...

Non posso farci niente e tu puoi fare meno,
sono vecchio d' orgoglio, mi commuove il tuo seno
e di questa parola io quasi mi vergogno,
ma c'è una vita sola, non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al sogno...

Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
e quasi non ti accorgi dell' energia dispersa
a ricercare i visi che ti han dimenticato
vestendo abiti lisi, buoni ad ogni evenienza, inseguendo la scienza o il peccato...

Tutto questo lo sai e sai dove comincia
la grazia o il tedio a morte del vivere in provincia
perchè siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
e abbiam gli stessi mali, siamo vigliacchi e fieri,
saggi, falsi, sinceri... coglioni!

Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata:
tienila in mia memoria, ma non è un capitale,
ti accorgerai da sola, nemmeno dopo tanto, che la noia di un altro non vale...

D' altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
e pago la mia casa, pago le mie illusioni,
fingo d' aver capito che vivere è incontrarsi,
aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare,
bere, leggere, amare... grattarsi!

17 août

Un Primo Silenzio

Si è sorpresi da un suono di gocce che cadono piano, e qualcosa prende vita.
Una stanza vuota con una sedia rovesciata, ma per i bambini della casa è servita come fantasioso balocco.
Poi la luna bacia nella notte un bosco innevato.
Fra gli alberi piccole impronte sembrano il cammino di qualcuno che si è perso, ma anche questo è stato solo un gioco.
E poi la Vita che brucia, si incrocia una Morte autentica, inaspettata.
Ricordo così la serenità per vivere l'attimo, renderlo eterno.
Essere attori nella vita, essere vivi nelle storie.
E se vi fosse una terza via?
 
Intanto sarà bene ritrovare Soggetto e Complemento Oggetto. E non confonderli in itinere.
Ciao, gatto senza nome.