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28 avril

Sedicesimo Silenzio

 William-Adolphe Bouguereau (1825-1905) - The Remorse of Orestes

Davvero difficile parlare di silenzio con queste voci strepitanti che ci rincorrono.

Giochiamo pure a giudici e imputati, malefiche Eumenidi, ma finitela di urlare!!!

Eppure le vostre scomposte parole di donne idrofobe creano il vuoto nella mente, in fondo al pozzo una consapevolezza emerge!

Ora che siete curiose, sappiate che ve la confiderò solo quando avrete mutato il vostro clangore metallico in armonia, le vostre unghiate da fiere in atti appassionati.

E buona notte ai suonatori, qui si parla di disordine mentale.

27 avril

Notte Stellata

Ho ricordato una notte quanto possano essere buffe certe parole.

Frugavo in una scatola di pastelli ed ho trovato una magia bambina.


Il cielo è una sottile filigrana azzurra trapuntata di gioia abbagliante.
Il buio è uno spesso manto ricavato dalle stoffe più calde.

Il silenzio è un amico sincero che accarezza il cuore pulsante.
Lo specchio è un tenero ricordo divertito.

La paura è una strana maestra,

non si accorge quando copi il compito in classe!

Abbiamo giocato insieme con carta, colla e forbici,

inventando un mondo d'amore.

Va bene così, amica notte.

Va dannatamente bene così.

20 avril

Ieri e oggi

Averla senza possederla.
Dare il meglio di sé senza pensare di ricevere.
Voler stare spesso con lei,
ma senza essere mossi dal bisogno di alleviare la propria solitudine.
Temere di perderla,
ma senza essere gelosi.
Aver bisogno di lei,
ma senza dipendere.
Aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine.
Essere legati a lei,
pur essendo liberi.
Essere un tutt’uno con lei,
pur essendo se stessi.
Ma per riuscire in tutto ciò,
la cosa più importante da fare è...
accettarla così com'è,
senza pretendere che sia come si vorrebbe.
(OmAr FaLwOrTh)
19 avril

Quindicesimo Silenzio

 
Il Diario.
Il profumo dell'estate imminente.
Un vecchia statua modellata da mani ancora piccole.
E tante cose dimenticate che sono rimaste severe ad aspettare.
 
Adesso c'è una antica villa con uno strano sole ad illuminare le tapparelle socchiuse.
I mobili bianchi messi alla rinfusa, sommersi di carte ed abiti, chiudono il passaggio ad un occhio che respira.
Nella stanza d'angolo al primo piano.
Ci sono dei piccoli brividi di infanzia lungo le grandi e odorose scale.
Si è immersi nell'attento profumo di una donna anziana, una strana pulizia che nel vecchio è sopravvissuta al tempo in cui la casa era viva.
 
 
 
9 avril

Discussione su DeDiCaTo A dUe AmIcI

 

Citazione dalla dolce Stella Libera (http://fairygaia.spaces.live.com)

 

DeDiCaTo A dUe AmIcI

 

Genova sotto le stelle a parlare e ad ascoltare il suono del vento 4/4/07
 
Certe energie son belle quando si incontrano tutte insieme a parlare.
 
Se la Sensibilità fosse un tessuto sarebbe il più sottile dei veli..
quasi invisibile agli occhi,
accarezzevole al tatto più attento
e il più danzante con il vento dei sentimenti.
Quando tre veli si accarezzano in una danza,
escono fuori sfumature di luce e vibrazioni che arricchiscono..
 
Grazie a Davide e Annalisa per la splendida serata .
8 avril

Il mistero della Quarta Ecloga

Sicelides Musae, paulo maiora canamus!
Non omnis arbusta iuvant humilesque myricae;
si canimus silvas, silvae sint consule dignae.
Ultima Cumaei venit iam carminis aetas;
magnus ab integro saeclorum nascitur ordo:
iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna;
iam nova progenies caelo demittitur alto.
Tu modo nascenti puero, quo ferrea primum
desinet ac toto surget gens aurea mundo,
casta fave Lucina: tuus iam regnat Apollo.
Teque adeo decus hoc aevi te consule inibit,
Pollio, et incipient magni procedere menses.
te duce, si qua manent sceleris vestigia nostri,
inrita perpetua solvent formidine terras.
ille deum vitam accipiet, divisque videbit
permixtos heroas, et ipse videbitur illis,
pacatumque reget patriis virtutibus orbem.
At tibi prima, puer, nullo munuscula cultu
errantis hederas passim cum baccare tellus
mixtaque ridenti colocasia fundet acantho.
Ipsae lacte domum referent distenta capellae
ubera, nec magnos metuent armenta leones;
ipsa tibi blandos fundent cunabula flores,
occidet et serpens, et fallax herba veneni
occidet, Assyrium volgo nascetur amomum.
at simul heroum laudes et facta parentis
iam legere et quae sit poteris cognoscere virtus,
molli paulatim flavescet campus arista,
incultisque rubens pendebit sentibus uva,
et durae quercus sudabunt roscida mella
Pauca tamen suberunt priscae vestigia fraudis,
quae temptare Thetim ratibus, quae cingere muris
oppida, quae iubeant telluri infindere sulcos:
alter erit tum Tiphys, et altera quae vehat Argo
delectos Heroas; erunt etiam altera bella,
atque iterum ad Troiam magnus mittetur Achilles.
Hinc, ubi iam firmata virum te fecerit aetas,
cedet et ipse mari vector, nec nautica pinus
mutabit merces: omnis feret omnia tellus:
non rastros patietur humus, non vinea falcem;
robustus quoque iam tauris iuga solvet arator;
nec varios discet mentiri lana colores:
ipse sed in pratis aries iam suave rubenti
murice, iam croceo mutabit vellera luto;
sponte sua sandyx pascentis vestiet agnos.
Talia saecla, suis dixerunt, currite, fusis
concordes stabili fatorum numine Parcae.
Adgredere o magnos - aderit iam tempus - honores,
cara deum suboles, magnum Iovis incrementum!
Aspice convexo nutantem pondere mundum,
terrasque tractusque maris caelumque profundum!
Aspice, venturo laetentur ut omnia saeclo!
O mihi tam longae maneat pars ultima vitae,
spiritus et quantum sat erit tua dicere facta!
Non me carminibus vincet nec Thracius Orpheus,
nec Linus, huic mater quamvis atque huic pater adsit,
Orphei Calliopea, Lino formosus Apollo,
Pan etiam, Arcadia mecum si iudice certet,
Pan etiam Arcadia dicat se iudice victum.
Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem,
matri longa decem tulerunt fastidia menses.
Incipe, parve puer, cui non risere parentes,
nec deus hunc mensa, dea nec dignata cubili est.

Oh Muse sicule, alziamo un poco il tono del canto:
non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici;
se cantiamo le selve, le selve siano degne di un console.
E' arrivata l'ultima età dell'oracolo cumano:
il grande ordine dei secoli nasce di nuovo.
E già ritorna la vergine, ritornano i regni di Saturno,
già la nuova progenie discende dall'alto del cielo.
Tu, o casta Lucina, proteggi il fanciullo che sta per nascere,
con cui finirà la generazione del ferro e in tutto il mondo
sorgerà quella dell'oro: già regna il tuo Apollo.
Sotto di te console inizierà la gloria di quest'era,
o Pollione, e i grandi mesi cominceranno a trascorrere.
Con te guida, se resteranno vestigia dei nostri delitti,
esse saranno vanificate e le terre sciolte da perpetua paura.
Egli riceverà la vita degli dei, egli vedrà gli eroi
misti agli dei, ed egli stesso apparirà ad essi,
e reggerà l'orbe pacato dalle virtù patrie.
Per te, o fanciullo, la terra senza essere coltivata,
spargerà i primi piccoli doni, le edere erranti
qua e là con la baccara e la colocasia con il ridente acanto.
Le capre riporteranno da sole le mammelle piene
di latte, e gli armenti non temeranno i grandi leoni.
La stessa culla spargerà per te blandi fiori.
Anche il serpente scomparirà, anche la fallace erba di veleno
scomparirà; ovunque nascerà l'assiro amomo.
E quando già leggerai le lodi degli eroi
e le imprese del padre, e potrai conoscere cosa sia la virtù,
a poco a poco la campagna imbiondirà di molle spiga,
dagli incolti pruni penderà l'uva rosseggiante,
e le dure querce stilleranno miele rugiadoso.
Tuttavia resteranno poche vestigia dell'antica frode,
che faranno affrontare Teti, che faranno cingere di mura
le città, che faranno incidere di solchi la terra.
Allora vi sarà un altro Tifi e un'altra Argo
che trasporti eroi scelti; vi saranno anche altre guerre,
e di nuovo sarà mandato a Troia il grande Achille.
Poi, quando la salda età ti avrà fatto uomo,
il mercante da solo si ritirerà dal mare, né le navi di pino
scambieranno merci; la terra produrrà tutto.
Il suolo non patirà rastrelli, né la vigna la falce;
anche il robusto aratore scioglierà i tori dal giogo;
e la lana non imparerà più a fingere i vari colori,
ma l'ariete da sé nei prati muterà il colore del vello
con la porpora soavemente rosseggiante, con giallo del croco:
spontaneamente il carminio vestirà gli agnelli pascolanti.
"Tali secoli affrettate", dissero ai loro fusi
le Parche concordi nell'immutabile volontà del Fato.
Sarà già tempo di raggiungere gli alti onori,
o cara prole degli Dei, o grande rampollo di Giove!
Guarda il mondo che scuote la convessa mole,
e le terre e le distese del mare, e il profondo cielo!
O mi rimanga l'ultima parte di una lunga vita,
e mi basti lo spirito per celebrare le tue imprese:
Né il tracio Orfeo né Lino mi potranno vincere
nel canto, sebbene l'uno assista la madre, l'altro
il padre, Orfeo Calliope, il bel Lino Apollo.
Anche se Pan gareggiasse con me, a giudizio di Arcadia,
persino Pan si dichiarerebbe vinto, a giudizio di Arcadia.
Comincia, o piccolo fanciullo, a riconoscere col sorriso la madre:
alla madre nove mesi arrecarono lunghi travagli.
Comincia, o piccolo fanciullo: a chi non sorrisero i genitori,
né un dio concesse la mensa, né una dea un letto.

VIRGILIO, Bucoliche, Egloga IV (trad. di Luigi Rignanese)